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martedì 5 novembre 2013

VIVAMAG - RECENSIONE "SILO THINKING"

A distanza di un anno abbondante ancora un'ottima recensione di Silo Thinking su:
VIVAMAG, rivista cartacea gratuita  sugli eventi di Varese e provincia:

C’è lo sforzo congiunto di Brigadisco, Neon Paralleli,Wallace records e Hysm? Dietro al progetto Makhno, alias di Paolo Cantù, straordinario polistrumentista (Autodidatta!), metà degli Uncode Duello nonché presenza discreta ma molto assidua della scena industrial/avant rock degli ultimi decenni (Basterebbero A Short Apnea e Six Minutes War Madness per assicurarsi una piastrella nella walk of fame del rock indipendente italiano). Se il sodale Xabier per il disco in proprio si è circondato di una miriade di ospiti illustri allestendo una specie di Iriondo and friends, Paolo Cantù confezione il proprio disco d’esordio in una solitudine quasi assoluta. “Silo thinking” è una ripartenza ma anche un disco che tira le fila di una carriera davanti alla quale bisogna togliersi il cappello, rispecchia almeno due decenni di musiche altre che sono passate sotto i ponti, dall’industrial al postpunk a noise e avant rock. Sono canzoni come racconti dalla forte valenza politica, testimonianze di vite bruciate di ribelli coerenti con le proprie idee fino all’autodistruzione, raccolte o trovate in ogni epoca e luogo (Robert Catesby, Nestor Makhno, Ulrike Meinhorf ), c’è la bellezza insensata di chi va incontro alla sconfitta perché alternative come arretrare o piegarsi semplicemente non sono contemplate e altri modi di vivere impossibili da concepire.  I pezzi di “Silo Thinking” hanno l’andamento technoide delle società spersonalizzate, la ripetizione ossessiva del motorik tedesco, le chitarre spigolose del noiserock albiniano, un contrasto che stride fortemente con la profonda umanità delle voci e delle storie raccontate.”Remember” procede macchinosa un po’ Big Black un po’ Fuzz Orchestra, “ La Makhnovtchina” con quelle chitarre incrociate potrebbe assomigliare ad uno di quei traditional dell’est Europa rivisto e stravolto dai migliori Ex, “Ulrike” è kraut/industrial pestone, la testimonianza di quotidiano antifascismo di “Zena” in dialetto genovese ricorda certi esperimenti dei This Heat. “Stiv” (omaggio a Stiv Livraghi, frontman di Tupelo e Playground, un amico che se n’è andato troppo presto) conserva ancora qualche legame con gli Uncode Duello, così come “Fine della storia” che parte
ambient e finisce con un sinuoso ed elegantissimo funk rock, credo l’unico pezzo con una parte vocale registrata ad hoc per il disco insieme alla conclusiva, disperata Custer con un testo di Federico Ciappini che narra di una sconfitta ma forse anche di una vittoria morale (Il raggelante “Dammi due pistole Paolo, chevoglio morire!), ecco più che dei Massimo Volume mi sento di accostarla agli Starfuckers, giusto per stabilire le debite proporzioni.

Stefano "Monty" Montesano

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